Ville Romane
La Villa di Traiano
Un tutt'uno con la villa di Nerone, questo doveva essere, nel progetto, la realizzazione della villa di Traiano ad Arcinazzo Romano. Un ipotesi plausibile visto che Traiano prolungò l'acquedotto dell'Anio Novus fino ad uno dei laghi creati da Nerone. Proprio il ritrovamento di "fistule" di piombo delle condutture del complesso in cui sono incisi il nome dell'imperatore e quello del liberto Herbus, procuratore della villa, hanno permesso di risalire alla datazione e alle caratteristiche tecniche della struttura. La prima campagna di scavi, del 1777-78, ad opera dell'archeologo neoclassico Ennio Quirino Visconti, portò alla luce, fra i ruderi della villa, numerosi marmi, che furono utilizzati nella costruzione di diverse chiese erette nel territorio. Terrazzamenti a tre piani realizzati ad opus incertum, questa la scelta architettonica del vastissimo complesso traianeo, che si estendeva per circa quattro chilometri, sulla sinistra della via Sublacense in direzione di dove oggi c'è Fiuggi. Una villa dotata, in perfetto stile imperiale, di un impianto termale, al secondo piano, e un impianto sportivo o una grande piscina di forma ovale, dal diametro maggiore di cento metri. Passeggiando nell'area esterna del complesso è possibile ammirare: un peristilio, un ninfeo absidato, con tre nicchie e una importante decorazione marmorea, un criptoportico, una cisterna.
La Villa di Orazio
Percorrendo la strada Licinese prima di arrivare a Licenza, si trovano i resti della villa che Mecenate, uomo colto e amante dell'arte, donò, nel 33 a.C., al sommo poeta e amico, Quinto Orazio Flacco. La tranquillità delle campagna, e l'abbondanza delle acque, di questo luogo carico di memorie, sono state le muse ispiratrici per le opere più importanti del poeta latino. Poco distante, infatti, si trova la celebre Fons Bandusiae cantata dal poeta in uno dei suoi carmi più belli. La villa, come rifugio nel verde, si estendeva per quaranta ettari, che comprendevano un bosco, terreno lasciato a pascolo, frutteti e oliveti e la villa vera e propria. La struttura, in base agli studi e agli scavi, può essere suddivisa in tre parti. Un grande quadriportico d'ingresso a Sud, incentrato intorno al giardino interno, l'abitazione principale a Nord, che si svolge attorno al primo dei due cortili, un complesso termale ad Ovest sul quale, nel Medioevo, si insediò un monastero che in parte cambiò l'assetto di questa ala della villa. La villa era, anche, dotata di un vivarium destinato all'allevamento dei pesci. Oggi, a testimonianza di quello che è stato questo grande complesso, restano le mura perimetrali degli ambienti, parte del pavimento a mosaico e le terme. I reperti, di epoca classica e medioevale, portati alla luce, nel corso degli anni, durante gli scavi archeologici sono custoditi nel museo Oraziano, nel cuore del paese.
La Villa di Nerone
Un ritiro di caccia e pesca è quello che Nerone fece costruire in un oasi di verde, ancora priva di insediamenti, nell'alta Valle dell'Aniene. Oggi, a qualche chilometro dal centro di Subiaco, sulla strada che porta ai monasteri, si trovano i resti di quella che è stata la villa Sublaqueum voluta dall'imperatore. Esempio eloquente di villa romana, la struttura sorgeva intorno ai tre laghi artificiali ottenuti sbarrando, con un monumentale ponte-diga marmoreo, l'alto corso dell'Aniene ai piedi dei monti Simbruini. Un opera idraulica importante come importante fu la realizzazione, sempre in funzione della villa, della via sublacense. Basata su uno schema aperto, con varie costruzioni inserite in modo armonico nella natura, ma con interventi architettonici che l'hanno modellata come i padiglioni posti a diverse altezze sulle due sponde dell'Aniene. I padiglioni collegati, secondo un itinerario ascensionale, consentivano di ammirare il panorama da diverse prospettive. Quello che fu eletto da Nerone come luogo di riposo venne utilizzato anche dopo l'età neroniana, almeno fino al III secolo d.C. L'acqua dei uno dei laghi artificiali venne utilizzata da Traiano per alimentare l'acquedotto dell'Anio Novus prolungato fino a qui rispetto alla collocazione originaria che si trovava dieci chilometri più a valle. Sulle rovine di uno dei corpi della villa sembra che S. Benedetto eresse, nel XVI secolo d.C., il primo dei tredici monasteri, quello di San Clemente, da lui voluti nell'area del sublacense. Nel corso degli anni, il complesso definitivamente abbandonato, divenne cava da materiale da costruzione. Gli specchi d'acqua della villa, i tre laghi artificiali voluti dall'imperatore, ridotti a due nel periodo medievale, scomparirono nel 1305 a causa di una piena che provocò il crollo della diga.